perchè facente parte della trasformazione industriale in atto.

Nelle ultime settimane sono le notizie della Terra che va a fuoco che si susseguono.

Siberia, Amazzonia, Grecia, Italia e tanti altri, ma perchè fanno così tanta paura all’opionione pubblica? Perchè ci è stato raccontato che le grandi foreste sono i polmoni del mondo e senza quelle risorse che filtrano la CO2 siamo spacciati.

Nessuno però ci dice che non è sempre stato così, e che si viveva meglio.

All’inizio del 1900, dopo le innovazioni urbanistiche che comprendevano gli alberi e le siepi nella pianificazione delle città, volute da Napoleone e man mano perfezionate, si aveva un panorama perfettamente sostenibile.

Nella seconda metà del secolo scorso, il seminativo arborato (filari di alberi presso i campi coltivati) è stato progressivamente sostituito dal seminativo semplice o dal frutteto, diminuendo l’impatto arboreo.

Si sono chiuse scossaline, fossi e cavedanie a favore dell’aumento delle superfici dei campi, ma con la riduzione o totale scomparsa delle siepi e delle quinte verdi. Anche i boschi ripariali sono stati fortemente ridimensionati a favore dei pioppeti per la produzione di legna a livello industriale.

Il paesaggio agrario è diventato sempre più monotono a causa delle colture industriali e ortofrutticole a discapito di quel verde necessario al benessere umano.

Come porre rimedio?

Piantando alberi, alberi e alberi.

Oggi è necessaria una nuova presa di coscienza da parte di tecnici progettisti e dei loro committenti, sulla necessità di progettare, oltre alla casa anche il giardino in modo integrato.  Bisogna cambiare abitudini reintroducendo la cultura della manutenzione del verde e dei giardini, dedicando più tempo alle attività all’aria aperta.

 

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